2026 Copyright LA7 S.p.A - P.IVA 12391010159 Licenza SIAE 3344/I/3215 - Tutti i diritti riservati. È vietato l'utilizzo dei contenuti trasmessi e/o riprodotti per l'addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa nonché l'impiego di strumenti automatizzati di data scraping per la loro estrazione.
Una giornata particolare
14/1/2026
Dopo il disastro del Vajont, il 9 ottobre 1963, i soccorsi arrivarono immediatamente. Il Presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy, ordinò al ministro della Difesa di fornire tutta l’assistenza necessaria e inviò un telegramma al Presidente italiano Segni per esprimere la sua costernazione. Pochi mesi dopo, Kennedy sarebbe stato assassinato a Dallas.
A Longarone arrivarono i principali giornalisti italiani, accolti a sassate in mezzo al fango. Tutti, tranne Tina Merlin, la giornalista che aveva da anni denunciato il pericolo imminente della diga. Tra gli inviati: Dino Buzzati, Giorgio Bocca, Guido Nozzoli e un giovane redattore provinciale, Giampaolo Panza, che scrisse una delle frasi più celebri del giornalismo italiano: "Scrivo da un paese che non esiste più". Merlin però sottolineava che la tragedia non era solo naturale: la responsabilità era dell’uomo.
L’11 ottobre arrivò a Longarone anche il Presidente del Consiglio Giovanni Leone, accolto da urla di "Assassini". Nei processi successivi, quasi 2.000 morti produssero solo due condanne, di cui una sola eseguita. I risarcimenti seguivano un vero e proprio tariffario: ogni vita umana veniva valutata economicamente, figli, coniugi e nonni avevano valori differenti. Una tragedia resa ancora più dolorosa dall’ingiustizia sociale e dal servilismo della stampa.
Dalla stessa puntata