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Una giornata particolare
19/11/2025
Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, l’Impero Austro-Ungarico si sgretola e l’Italia cerca di trarre vantaggio dal vuoto di potere. Le truppe italiane entrano a Trento e sbarcano a Trieste, consolidando il controllo su territori che fino a poco prima erano sotto dominio austriaco. L’Alto Adige, pur scarsamente popolato da italiani, viene annesso al paese.
La questione più delicata riguarda il confine orientale, in particolare Fiume, che fino a quel momento faceva parte del regno d’Ungheria. A differenza di Trieste, porto austriaco, Fiume era un porto ungherese e ospitava due comunità distinte: una borghesia italiana composta da armatori, imprenditori e impiegati, e un proletariato croato e slavo.
Il territorio non era incluso nel Patto di Londra, l’accordo che stabiliva i territori che l’Italia avrebbe dovuto ottenere per l’ingresso in guerra. Ma la guerra aveva lasciato ferite profonde: l’Italia aveva perso 650.000 uomini e il desiderio di rivendicare Fiume cresceva, alimentando tensioni politiche e nazionali.
Fiume diventa così simbolo della cosiddetta “vittoria mutilata”: un territorio non riconosciuto nonostante i sacrifici italiani, e al contempo esempio del legame storico, culturale e strategico tra la città e l’Italia.
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