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Una giornata particolare

Una giornata particolare

Il rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943

29/11/2023

È il 26 settembre 1943, una domenica, quando Kappler convoca a Villa Volkonski, la lussuosa sede delle SS, il Presidente della comunità israelitica di Roma, Ugo Foà, e il presidente dell'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane, Dante Almansi per ordinare agli ebrei di Roma di consegnare, entro trentasei ore, un quantitativo di almeno 50 chilogrammi d'oro. Altrimenti duecento capi famiglia ebrei saranno deportati nei campi di concentramento tedeschi.

 

I capi della comunità si riuniscono qui alla Sinagoga e fanno passare parola: bisogna trovare 50 chili d’oro. La disperata ricerca riesce, e al momento della consegna, la pesa avviene su una bilancia della portata di cinque chilogrammi. 5kg, per 10 pesate. Come paventato da molti ebrei, la consegna dell’oro non placa affatto i nazisti. Il 14 ottobre, avviene anche il saccheggio delle due biblioteche della Comunità ebraica e del Collegio rabbinico che si trovano qui nella Sinagoga.

 

Appena due giorni dopo, alle 5.30 di mattina del 16 ottobre 1943, alcune famiglie del ghetto sentono bussare forte alle loro porte. Chi apre si trova davanti soldati tedeschi e SS armati che porgono loro un foglietto: Insieme con la vostra famiglia e con gli altri ebrei appartenenti alla vostra casa sarete trasferiti. Quella mattina i nazisti vanno a colpo sicuro perché hanno liste come queste in mano: sono quelle redatte dalla Direzione della demografia e della razza per schedare tutti gli ebrei italiani, a seguito delle leggi razziali nel 1938. Ci sono nomi e indirizzi. Un elenco che i nazisti seguono passo passo.

 

Il ghetto è circondato. I tedeschi sono ovunque. Il rastrellamento dura fino alle 14 circa, e alla fine vengono ammassati proprio qui, sotto 1259 ebrei, 363 uomini, 689 donne, 202 bambini, anziani, malati, neonati. Due giorni dopo 1022 di loro vengono trasportati alla stazione Tiburtina e caricati su 18 vagoni bestiame diretti verso Auschwitz. Alla fine della guerra torneranno a casa solo in 16, tra loro solo una donna.

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