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Una giornata particolare
3/12/2025
Dopo aver insegnato a Padova, Giordano Bruno si trasferisce a Venezia presso il nobile Giovanni Mocenigo, che lo assume come maestro nell’arte della memoria. Tuttavia, dopo una lite tra i due, Mocenigo lo denuncia alle autorità ecclesiastiche, aprendo il grande processo che lo porterà all’accusa di eresia e, in ultima istanza, al rogo.
Le accuse principali riguardano blasfemia, negazione del dogma della Trinità e rapporti con eretici di tutta Europa. Bruno si difende sostenendo che i suoi contatti con calvinisti, luterani e altri erano di natura filosofica, senza intromissione nelle loro convinzioni religiose. La sua abilità oratoria gli permette di affrontare le prime udienze con fermezza e determinazione.
Il 17 settembre 1592, l’Inquisizione Romana richiede il trasferimento di Bruno a Roma per gestire il processo centralmente. Nonostante i tentativi di spiegare le proprie teorie come filosofiche e non religiose, Bruno rifiuta di abiurare, confermando la sua immagine di dissidente irriducibile. Trascorre così 94 mesi in carcere, lottando per la propria sopravvivenza.
Dopo mesi di trattative tra Venezia e Roma, l’estradizione viene finalmente concessa il 7 gennaio 1593. Bruno si prepara ad affrontare a Roma le domande incisive di Roberto Bellarmino, l’inquisitore più temuto, segnando l’inizio dell’ultimo capitolo della sua vita e del suo processo storico contro l’Inquisizione.
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