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Una giornata particolare
15/10/2025
All’alba dell’11 gennaio 1944, Galeazzo Ciano, insieme ad altri quattro dissidenti condannati a morte, viene condotto al Poligono di Tiro di Verona, luogo dell’esecuzione della sentenza. I prigionieri vengono fatti sedere su cinque sedie, con le mani legate dietro gli schienali, mentre un nutrito gruppo di spettatori assiste all’evento. Presenti sul luogo tre ufficiali dell’ESS e trenta militi della Polizia Federale Fascista, pronti a sparare.
Prima dell’esecuzione, il prete Don Giuseppe Chiot concede l’assoluzione in articulo mortis. Alcuni dei condannati, come Gottardi e Pareschi, salutano ancora il Duce e l’Italia con gesti di fedeltà, mentre Marinelli piange in silenzio. Ciano, invece, osserva nervosamente il plotone di fronte a sé, come cercando negli sguardi dei soldati un’ultima connessione con la sua famiglia.
Al segnale, il plotone apre il fuoco, ma la distanza impedisce colpi mortali immediati. Ciano e gli altri non vengono feriti negli organi vitali e serve un secondo intervento. Infine, due colpi ravvicinati di pistola alla testa pongono fine all’agonia di Ciano, segnando la conclusione tragica della sua vicenda e l’epilogo della parabola del genero di Mussolini, coinvolto nella congiura contro il suocero.
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