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Una giornata particolare
29/10/2025
Dopo la formazione nella bottega di Andrea del Verrocchio, amico di famiglia e grande maestro fiorentino, per Leonardo da Vinci si apre un periodo difficile.
Il 9 aprile 1476, nel Tamburo di Firenze — una cassetta pubblica dove si depositavano denunce anonime di carattere morale — compare un foglio con il suo nome: Leonardo di Ser Piero da Vinci.
L’accusa è gravissima: sodomia, un reato che all’epoca poteva portare alla prigione o persino alla pena di morte.
Nel documento è menzionato anche Jacopo Saltarelli, un giovane di 17 anni dal viso d’angelo, conosciuto come modello nelle botteghe d’arte e, secondo le cronache, come prostituto.
Sebbene l’omosessualità fosse piuttosto diffusa e tacitamente tollerata nella Firenze del Quattrocento, le accuse pubbliche erano un’altra cosa. Bastava un sospetto per distruggere una reputazione.
In mancanza di prove, il processo venne archiviato, ma l’episodio lasciò un’ombra sulla vita del giovane Leonardo.
Le voci iniziarono a circolare: «Leonardo è un buono a nulla», «un figlio di papà illegittimo», «un artista che non conclude mai un’opera».
Fu proprio in quel clima di diffidenza e isolamento che Leonardo iniziò a chiudersi nel silenzio e nella sua arte, dando vita alla figura del genio solitario che ancora oggi lo rende unico.
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